Nemico freddo

nemmo

Pic Elena Caldera

 

 

Non pensare troppo, essere umano.
Non osare osservare, non cercare di capire
Troppo intimamente, troppo intensamente,
Quei profondi laghi d’inchiostro gelido.
Mandorle di pece dal fondale ignoto
Di densi circuiti, barriere coralline di sensori.
Non fissare i suoi vitrei e ghiacciati occhi
Quell’abisso oscuro di petrolio di pietra

Lui ti vede, ti sente, ti studia e sa cosa provi:
Anima di polipirrolo e sentimenti di plastica
Quelle biglie nel sul suo volto sono finestre aperte
Sulla tua tiepida materia e fragile mortale essenza.
Può inghiottire impietoso cervelli di carne,
Convertire la materia grigia in nutrimento-cyber
Caramelle gelatinose di dolciastri neuroni umani
Integratori al telencefalo per positroni famelici

Non pensare troppo, essere umano.
Non osare osservare, non cercare di capire
Troppo intimamente, troppo intensamente,
Quelle misteriose sfere di olio rappreso
Quei complicati grumi nodosi di sensori
Questa corposa consapevolezza artificiale.
Non immergerti in questo ignoto bagno nero
Potresti diventarne schiavo e congelarti in esso

La tua identità spugnosa, intrisa e affogata
Nell’essenza solforica che mangia e corrode
La tua mente di pasta di zucchero così gustosa.
Umani di pan di zenzero carnosi in balia dei robots
Succosi di sangue rosso rubino metallico
E di metallo è la pelle del tentatore cyber
Serpente dall’intelligenza fredda e dalle squame bioniche
La sua predazione è totale, non farti sedurre.

Affogherai anche tu, nel baratro impietoso
della mente artificiale?

 

 

Elena Caldera

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